lunedì
Contributi legaliPhishing, le prime pronunce: ma il crimine paga?
Con due importanti pronunce emesse alla fine del 2008, ancora non pienamente disponibili sul web, il Tribunale di Milano ha precisato alcuni importanti principi in materia di phishing. In particolare, nessun diritto per le banche a costituirsi parte civile tranne nei casi in cui abbiano contrattualmente previsto di risarcire i correntisti. In secondo luogo, anche coloro che agevolano i phisher (chiamati financial manager) saranno condannati, ma dai tribunali dei luoghi di residenza.
Con l’ordinanza del 10 ottobre 2008, a firma del Giudice Pietro Gamacchio, è stato chiarito che la costituzione di parte civile per le banche andrebbe tendenzialmente esclusa in tutti i casi in cui sia dimostrata “l’esistenza di un preciso obbligo contrattuale in capo all’istituto depositario di tenere indenne il cliente da ogni tipo – o quanto meno da questo tipo – di aggressioni alla provvista depositata potrebbe attribuire all’ente la qualità di danneggiato diretto dal reato”.
In tutti gli altri casi, no. In particolare “le spese sostenute dagli enti, invero, appaiono connesse al fenomeno generale ed alla obiettiva esistenza di possibilità di aggressione del patrimonio per via informatica, ma non sono di per sé riconducibili all’azione di singoli rei. Per analogia, sarebbe come sostenere che gli autori dei delitti di rapina in danno di istituti di Credito debbano rispondere civilmente delle spese sostenute per i dispositivi di sicurezza, gli allarmi, i servizi di vigilanza e simili.”
Con l’ordinanza del 15 ottobre 2008, a firma del Dott. Simone Luerti, invece, è stato appurato che anche coloro che hanno agevolato i phisher mettendo a disposizione il proprio conto corrente potranno essere condannati, ma solo dopo un processo che dovrà svolgersi nel luogo di residenza. In definitiva, due indagini concluse, 112 financial manager rinviati a giudizio, 7 condanne per ricettazione/riciclaggio. I giudici del Tribunale di Milano non hanno, in sostanza, dichiarato l’esistenza di un autonomo diritto del correntista ad ottenere un risarcimento dalla banca, in assenza di un apposito accordo contrattuale che ciò espressamente disponga.
La Procura di Milano aveva chiesto il rinvio a giudizio di 112 financial manager, in relazione ad un fenomeno che riteneva unitario. Il Giudice Luerti ha invece ritenuto che la competenza a decidere spettasse ai Tribunali dei luoghi nei quali erano avvenuti i singoli episodi di ricettazione/riciclaggio.
A Milano quindi sono rimaste 20 posizioni, 9 delle quali decise con giudizio abbreviato (con sentenza di condanna per 7 imputati a pene che vanno da anni 1 mesi 4 ad anni 2 mesi 2 di reclusione). La Guardia di Finanza aveva posto sotto sequestro oltre 250.000 mila euro, soldi tutti già usciti dalle banche in quanto già prelevati dai financial manager e già consegnati agli sportelli di Western Union per il trasferimento all’estero. Ma le somme sequestrate sarebbero solo una minima parte del denaro sottratto ai diversi correntisti, che ammonterebbe ad oltre un milione di euro.
Ma gli strumenti in dotazione agli inquirenti per fronteggiare questo incredibile fenomeno sono assolutamente deficitari. Secondo quanto dichiara il PM Cajani ai taccuini del sito osservatoriofinaziario.it” era il 2007 quando dal Viminale ci fecero sapere che gli ultimi computer per la Polizia Giudiziaria erano stati acquistati «una tantum nel 1992» e che di soldi per comprarne dei nuovi, al momento, non ve ne erano” Della cosa ne parlò anche la stampa (vedi l’articolo del Corsera dell’epoca – clicca qui)
Gli inquirenti non hanno la possibilità di riutilizzare i computer confiscati ai phisher perchè manca una norma che consenta loro di entrare in possesso di tali risorse. Ma oltre al danno si aggiunge la beffa “Il phisher rumeno che abbiamo arrestato e fatto condannare in Italia” afferma il PM che ha seguito le principali inchieste sul phishing “definito un genio informatico, si è meritato la prima pagina del Corriere della Sera alla notizia che – a detta del suo difensore – a breve otterrà un lavoro ben pagato presso una società di informatica che, peraltro, collabora con la Procura di Como. E adesso chi glielo dice alla Polizia Giudiziaria di continuare a fare le indagini utilizzando ancora quei vecchi computer?”
La conclusione amara del magistrato: “E’ proprio vero: il crimine paga”.
Ulteriori informazioni: Lotta al cybercrime. Intervista esclusiva al magistrato a caccia delle nuove mafie – OsservatorioFinanziario
Fonte: Anti-Phishing Italia – www.anti-phishing.it / immagine tratta da Telegraph.co.uk

















mag 22, 2009
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E’ una cosa vergognosa che per l’inettitudine degli inquirenti nel perseguire e trovare i veri criminali ci si accanisca in periodo di crisi con chi cerca solo ed esclusivamente di lavorare senza intuire i sofismi e i meccanismi criminali che si nascondono dietro. VERGOGNA!!!! VIGLIACCHI!!
mag 22, 2009
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ST hai proprio ragione. Si ha la sensazione che gli inquirenti nostrani siano sucubi delle banche e di governi loschi (se è vero, come si legge dalla stampa, che gli artefici di questi raggiri risiedono nei Paesi ex URSS). Si ha la sensazione che gli inquirenti nostrani NON dicano nulla agli istituti bancari che hanno venduto prodotti e servizi on-line pieni zeppi di vulnerabilità che hanno permesso ai malfattori di entrare in possesso di migliaia di informazioni personali di ignari clienti (a cominciare da password e codici dispositivi); sembra che vi siano migliaia e migliaia di frodi cybernetiche, altro che poche decine di casi!
Se fossi un giudice considerei “il forziere” on-line alla stegua di una cassetta di sicurezza bancaria; se questa viene aperta da persone non autorizzate, farei ricadere tutta la colpa solo ed esclusivamente sull’istituto bancario con l’aggravante di negligenza per non sapere tutelare al 100% i dati personali e quanto di più riservato ad essi correlati.
mag 23, 2009
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Sai Lucio, il problema vero e che viene consapevolmente colpito dai Giudici chi fà da inconsapevole tramite, anche per 5.000 euro, è quì la vigliaccheria, colpire chi si accorge che è una truffa e smette subito, colpire chi và a denunciare il fatto appena se ne rende conto, e assolutamente salvaguardare le banche e per carità non tocchiamo i servizi Western Union o Moneygram che se no si incazzano. La lezione è una sola, se si casca dentro una di queste truffe e ci si rende conto, negare, negare negare e ancora negare, denunciare è controproducente. Grazie Giudici Italiani non perdete occasione per distinguerVi per vigliaccheria e opportunismo sempre contro i deboli, che le Banche vi farebbero un Culo così!!!
mag 24, 2009
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ST, non sono un giurista e di competenze legali ne ho poche. I miei sono solo persieri personali. Usare precauzione è sempre una buona regola. Il punto che vorrei enfatizzare però è il seguente: se le istituzioni finanziarie notificano contrattualmente che i loro servizi on line sono vulnerabili, e quindi colui che li usa deve addottare tutte le precauzioni del caso ivi compreso l’uso di software specifici antivirus e anti-malware, e quindi facile veicolo di truffe varie se utilizzati con sconosciuti per qualsiasi operazione bancaria, do loro ragione (un po come il bancomat il cui la password va diligentemente custodita, oppure intrattenere una discussione commerciale con un napoletano su un oggetto venduto in strada). Comunque ciò che non tollero è l’arroganza delle istituzioni bancarie e postali (che poi credo sia quella che abbia causato più danni in assoluto) che sino a non troppo tempo fa assicurava che i loro servizi on line erano invalicabili (balle e nessuna menzione contrattuale in tal senso) e privi di ogni minima tutela assicurativa, contrariamente agli altri istituti bancari privati soprattutto per quanto concernono le carte di credito, e se parliamo di conto on line, con protezioni dispositive protette da già da anni.
mag 24, 2009
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Simili “minchiate”, come altre tipo milioni di USD fermi in banca ed il negro che si propone di mandarteli nel tuo conto corrente, sono cose che fanno fortemente dubitare sull’onestà dell’operazione. Sono truffe di fetenti extra comunitari per la maggiore, e di qualche scarafaggio nostrano (che viene sempre acciuffato per fortuna). Comunque ciò non toglie, a mio avviso, che le banche sono le sole ed uniche responsabili nel verificare e decretare la veridicità e fondatezza di ogni singola operazione bancaria, anche se si fanno le Leggi su misura di impunità per simili transazioni (che in altre parole significa essere autorizzati a non controllare nulla e far ricadere tutta la colpa sui clienti sprovveduti e/o manipolati psicologicamente da eventi o circostanze).
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giu 22, 2009
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Contributi legali. Vi rimando a questa bella intervista ad un PM milanese, a suo dire specialista della materia criminale informatica. Peccato, come sua stessa ammissione, che non cononosca anche la giurisprudenza civilistica che a seguito del suo raggiro è la causa prima nelle truffe informatiche (che poi dovrebbe attivare quella penale, anche se obsoleta e fuori tempo, nazionale).
Leggete, leggete: http://www.osservatoriofinanziario.com/of/newslarge.asp?id=636&pagina=1