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Le star inglesi tutelano i loro fan, quelle italiane li vorrebbero in galera

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Sembra incredibile eppure è così: i principali artisti inglesi vorrebbero limitare le sanzioni contro la pirateria, per evitare di danneggiare i loro fan. Quelli italiani, invece, invocano ancora manette per chi scaricano musica gratis. Con una piccola significativa differenza:Robbie Williams, Annie Lennox, i Blur, i Verve e compagnia hanno seguaci in tutto il mondo.

Non altrettanto può dirsi per i nostrani DJ Francesco e Marco Carta. Eppure questi ultimi, per voce della talent scout, e discografica Caterina Caselli, lamentano maggiormente le nefaste conseguenze della pirateria, invocando un inasprimento delle sanzioni. Gli artisti della Featurs Artist Coalition, hanno sottoscritto un manifesto chiamato “It’s not a crime to download”.

E così, la Caselli invoca “regole chiare contro la pirateria musicale su internet” (come se non ci fossero già sanzioni pesanti da un punto di vista penale, civile ed amministrativo a proposito, ma forse l’ex casco d’oro, propone l’amputazione del mouse), atteso che la pirateria starebbe rischiando di “mettere in ginocchio l’industria della creatività”. Il mercato musicale italiano nel 2001 valeva 600 milioni, ora, invece, sostiene Caselli, sarebbe sceso sotto i 200 milioni’. La nostra non viene neanche sfiorata dal dubbio che, magari, possa dipendere anche dal fatto che sia in crisi lo stesso sistema di reclutamento, selezione, e commercializzazione di prodotti musicali, indipendentemente dal downloading, che pure è una importante causa di detrimento di profitti dello star system delle note.

In Inghilterra, invece, gli artisti la pensano diversamente: «It’ s not a crime to download». Così alcuni giorni fa, quasi contestualmente alle veementi dichiarazioni della Caselli, Billy Bragg, artista folk inglese, parlando a nome dei 140 musicisti e gruppi britannici della Featured Artists Coalition, ha proposto una via diversa per la nascita di un nuovo rapporto tra fan ed artisti. L’associazione è nata con l’ intento di prendere una posizione autonoma rispetto ai cambiamenti intervenuti nella distribuzione musicale ai tempi di Internet. Per rendere noto che gli artisti non si identificano affatto sempre con la voce delle Major discografiche e con i loro polizieschi proclami e che non sentono affatto minacciata la loro creatività dal fatto che i ragazzi possano gratuitamente attingere alle loro canzoni.

Firmatari del manifesto e membri della coalizione sono, oltre a Billy Bragg, anche artisti del calibro di Robbie Williams, Annie Lennox, David Rowntree dei Blur, David Gilmour dei Pink Floyd, i Verve, Ed O’ Brien dei Radiohead.

Tutta gente di indubbio profilo internazionale, con alle spalle milioni di dischi venduti e torme di fan che avranno saccheggiato via web la loro discografia.

Eppure non si sentono minacciati dai ragazzi che scaricano.

La Caselli invece, si.

Ulteriori informazioni:  Corriere della Sera

Fonte: Anti-Phishing Italia – www.anti-phishing.it





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3 Commenti per “ Le star inglesi tutelano i loro fan, quelle italiane li vorrebbero in galera ”

  1. Mauro Schrott
    set 29, 2009
    Rispondi

    Mi spiace ma credo che la Caselli, una volta di più, abbia ragione. Se nessuno compra più i dischi o pagare il download, come fa la discografia ad andare avanti e produrre nuovi artisti e nuovi dischi?

  2. Semplice, vendono a prezzi ragionevoli i loro lavori, non più di qualche euro. E poi se hanno voglia vendono i loro gaget, concerti, etc, al prezzo che vogliono loro per far quadrare i conti. Così come sono impostate le cose, gli unici che ci guadagnano senza fare una mazza sono solo quelli della SIAI (tipici parassiti ). E comunque non mi sebrano che facciano la fame.


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