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  News 05.03.2007 - Anti-Phishing Italia Stampa
   
 

Il Garante "frena" la Cassazione: controllo delle e-mail aziendali solo in casi di emergenza


Sembra un vero e proprio braccio di ferro, quello che vede contrapposti il Garante per la Protezione dei dati personali e la Corte di Cassazione. La cosa non costituisce certo una novità, e non deve neanche far gridare allo scandalo.

Si tratta di diversità di vedute in ordine all’applicazione concreta di una normativa molto complessa ed invasiva –quale quella in tema di trattamenti di dati personali – all’interno di una realtà aziendale. L’illustre precedente è dato dalla diversità di vedute in ordine al dato personale acquisito tramite internet. Per la Cassazione il web costituisce una sorta di albo pubblico, e pertanto legittima l’utilizzo dei dati ivi rinvenuti senza il consenso dell’interessato (v. in particolare Cassazione , sez. III penale, sentenza 17.11.2005 n° 5728).

Di contro il Garante in sue innumerevoli decisioni, provvedimenti e comunicati ha sempre puntualmente ribadito il contrario. Ora il pomo della discordia è costituito dal possibile controllo del datore di lavoro sulle e-mail aziendali.

La Cassazione ha confermato una sentenza di un giudice d’appello che aveva ritenuto legittimo un licenziamento fondato sul mancato ossequio del lavoratore ai parametri della correttezza sulla base della verifica delle sue e-mail aziendali (v. Cassazione Civile sez. Lavoro, Sentenza 13/09/2006, n.19554, commentata anche in questo sito al link http://www.anti-phishing.it/news/articoli/news.041020064.php ).

Il Garante tenta di contemperare l’interesse del lavoratore alla riservatezza della propria corrispondenza elettronica, con quella dell’azienda a verificare e se del caso troncare eventuali comportamenti scorretti dei dipendenti (tenendo conto che in Europa il primo rischio informatico per le aziende non sono tanto i virus quanto i propri addetti). E lo fa prescrivendo tutta una serie di misure preventive da adottarsi al fine di limitare e possibilmente eliminare ogni potenziale promiscuità fra un uso privato ed uno aziendale delle e-mail del lavoratore.

Il risultato sono una serie di ulteriori adempimenti che il datore di lavoro dovrà porre in essere al fine di ridurre al massimo l’accesso ai dati del dipendente tramite diversi accorgimenti indicati nel provvedimento pubblicato oggi stesso sul sito del Garante.

Ad ogni modo risulta fortemente ridimensionato l’impatto anti-privacy che emergeva dall’impostazione della Cassazione sezione Lavoro che, invece, sembrava dare un maggiore peso alle esigenze di controllo e di direzione del datore di lavoro in ambito aziendale, rispetto al diritto del lavoratore di non subire ingiustificate intrusioni nella propria vita privata, anche se informazioni personali che lo riguardano si trovino all’interno di pc situati in ufficio.

Questo il testo del Comunicato stampa che lo sintetizza.

I datori di lavoro pubblici e privati non possono controllare la posta elettronica e la navigazione in Internet dei dipendenti, se non in casi eccezionali. Spetta al datore di lavoro definire le modalità d'uso di tali strumenti ma tenendo conto dei diritti dei lavoratori e della disciplina in tema di relazioni sindacali.

Il Garante privacy, con un provvedimento generale che sarà pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale”, fornisce concrete indicazioni in ordine all'uso dei computer sul luogo di lavoro. “La questione è particolarmente delicata – afferma il relatore Mauro Paissan – perché dall'analisi dei siti web visitati si possono trarre informazioni anche sensibili sui dipendenti e i messaggi di posta elettronica possono avere contenuti a carattere privato. Occorre prevenire usi arbitrari degli strumenti informatici aziendali e la lesione della riservatezza dei lavoratori”.

L'Autorità prescrive innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato i lavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che vengano effettuati controlli. Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come il monitoraggio sistematico delle pagine web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe un controllo a distanza dell'attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori. Viene inoltre indicata tutta una serie di misure tecnologiche e organizzative per prevenire la possibilità, prevista solo in casi limitatissimi, dell'analisi del contenuto della navigazione in Internet e dell'apertura di alcuni messaggi di posta elettronica contenenti dati necessari all'azienda.

Il provvedimento raccomanda l'adozione da parte delle aziende di un disciplinare interno, definito coinvolgendo anche le rappresentanze sindacali, nel quale siano chiaramente indicate le regole per l'uso di Internet e della posta elettronica.

Il datore di lavoro è inoltre chiamato ad adottare ogni misura in grado di prevenire il rischio di utilizzi impropri, così da ridurre controlli successivi sui lavoratori. Per quanto riguarda Internet è opportuno ad esempio:

- individuare preventivamente i siti considerati correlati o meno con la prestazione lavorativa;
- utilizzare filtri che prevengano determinate operazioni, quali l'accesso a siti inseriti in una sorta di black list o il download di file musicali o multimediali.

Per quanto riguarda la posta elettronica, è opportuno che l'azienda:
- renda disponibili anche indirizzi condivisi tra più lavoratori (info@ente.it; urp@ente.it; ufficioreclami@ente.it), rendendo così chiara la natura non privata della corrispondenza;
- valuti la possibilità di attribuire al lavoratore un altro indirizzo (oltre quello di lavoro), destinato ad un uso personale;
- preveda, in caso di assenza del lavoratore, messaggi di risposta automatica con le coordinate di altri lavoratori cui rivolgersi;
- metta in grado il dipendente di delegare un altro lavoratore (fiduciario) a verificare il contenuto dei messaggi a lui indirizzati e a inoltrare al titolare quelli ritenuti rilevanti per l'ufficio, ciò in caso di assenza prolungata o non prevista del lavoratore interessato e di improrogabili necessità legate all'attività lavorativa.

Qualora queste misure preventive non fossero sufficienti a evitare comportamenti anomali, gli eventuali controlli da parte del datore di lavoro devono essere effettuati con gradualità. In prima battuta si dovranno effettuare verifiche di reparto, di ufficio, di gruppo di lavoro, in modo da individuare l'area da richiamare all'osservanza delle regole. Solo successivamente, ripetendosi l'anomalia, si potrebbe passare a controlli su base individuale.

Il Garante ha chiesto infine particolari misure di tutela in quelle realtà lavorative dove debba essere rispettato il segreto professionale garantito ad alcune categorie, come ad esempio i giornalisti.


Ulteriori informazioni: Il provvedimento del Garante
La sentenza Cassazione , sez. III penale, sentenza 17.11.2005 n° 5728
La sentenza della Cassazione Civile Sentenza 13/09/2006, n.19554


Fonte: Anti-Phishing Italia –
www.anti-phishing.it

     
 

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