Bloggers
condannato ad Aosta: pioggia di polemiche sulla sentenza
Come
ricorderete, qualche giorno fa avevamo riportato la
notizia del blogger aostano che era stato condannato
alla multa di euro 3000, più 2000 di risarcimento
per ogni parte civile (per complessivi 14500 euro
comprese spese di giudizio) dal Tribunale di Aosta
per diffamazione a mezzo blog. Naturalmente non è questa
la sede per commentare e criticare in punto di diritto
le motivazioni del giudice. Proviamo a vedere quali sono
stati gli indizi "informatici" utilizzati dal giudice
per dimostrare che l'autore dei post diffamatori
presenti sul blog era effettivamente il giornalista poi
condannato
Premessa
Premettiamo. In punto di diritto diremo poco, Non perchè
crediamo che la sentenza sia esente da censure sotto
questo profilo. Ad esempio la discutibile applicazione
dell'analogia "in malam partem" -inammissibile nel
nostro ordinamento penale- operata dal giudice
nell'estendere la disciplina della responsabilità penale
del direttore responsabile di testata giornalistica
anche all'autore di un blog.
Molto più concretamente perchè riteniamo che altri
abbiano con maggiore efficacia ed autorevolezza espresso
le loro perplessità sul punto e ai loro scritti ci
richiamiamo integralmente, riportandoli in link alla
fine di questo post.
Chi è il generale Zhukov: gli indizi utilizzati dal
giudice
Vogliamo soffermarci su un punto particolare della
sentenza, ovvero le modalità con le quali il giudice ha
deciso di stabilire che l'autore dei post diffamatori
presenti nel blog, firmati da tal "Generale Zhukov",
fosse in realtà il soggetto poi effettivamente
condannato (che nel caso di specie è un giornalista).
Questo problema il giudice ha deciso di porselo per
primo: non ci sono prove dirette per stabilire chi è
l'autore di uno scritto su internet, poichè la firma
apposta in calce ad un post potrebbe essere stata
apposta da chiunque.
Nel caso aostano, la firma in calce era addirittura uno
pseudonimo, quindi il giudice ha dovuto operare alcuni
sforzi ulteriori.
Ebbene, secondo il giudice, a seguito degli atti di
indagine, sarebbero comunque emersi degli indizi gravi
precisi e concordanti circa la paternità degli stessi
scritti a carico del giornalista poi condannato.
Quali?
I post di alcuni lettori
In primis due post di alcuni lettori del blog.
Un lettore immetteva un post nel blog rivolgendosi al
generale e a questi forniva risposta il giornalista.
Poi un altro lettore interveniva su questa risposta data
dal giornalista, utilizzando l'espressione "ma come,
proprio tu generale...".
Ovviamente, nel ritenere questa circostanza come
indiziaria, non si è tenuto conto della frequente fretta
con la quale si risponde a blog, forum, gruppi di
discussione, ed in generale su internet, che spesso
porta gli utenti ad errori di valutazione
nell'indicazione dei vari soggetti con i quali si
interfacciano.
Pertanto a questo indizio, ci permettiamo, da
informaticofili, di insinuare un primo dubbio.
La Password: "violaa"
Il secondo: la password utilizzata è stata trovata "a
casa" del giornalista, unitamente ad alcune istruzioni
circa l'utilizzo del blog. Materiale puntualmente
sequestrato dagli inquirenti e utilizzato negli atti del
processo.
In particolare, l'user name del blog era "zhukov",
mentre la pass era "violaa". Poichè la figlia del
giornalista si chiama effettivamente così, il giudice ha
ritenuto che il giornalista facesse parte di quel 30% di
italiani che utilizza come credenziali d'accesso nomi di
parenti. Inoltre sono stati trovati appunti e
manoscritti riconducibili all'imputato (perizia grafica?
credo di no, altrimenti la sentenza ne darebbe atto)
relativi al funzionamento ed alla gestione del sito.
Qual'è il nostro dubbio? Potrà magari sembrare banale,
ma chi usa le password ha criteri più emotivi che
razionali: e se l'autore del blog era un tifoso della
fiorentina e voleva che restasse in A anche l'anno
venuturo, raddoppiandone la finale? Farà ridere come
scusa, certo. Ma vi assicuro che se si potessero mettere
in chiaro le password utilizzate da molti utenti ci
sarebbe da sbellicarsi.
Ad ogni modo, qualcuno potrebbe aver creato il blog e
diffuso le password fra altri soggetti per facilitarne
una gestione, od un'amministrazione "open", come accade
per alcuni siti web (come il presente) dove più persone
hanno i codici d'accesso per immettere post
Gli articoli diffamatori scaricati sul pc. Prodigi
dell'orologio di windows
Terzo: nel pc del giornalista sono stati trovati alcuni
articoli diffamatori pubblicati nel blog. Dice il
giudice che gli articoli "sono stati creati subito prima
sul computer dell'imputato e poi pubblicati sul blog de
qua".
Ma come ha fatto il giudice a stabilire che l'articolo
presente sul pc del giornalista non fosse stato da
questi effettivamente scaricato dal blog, come farebbe
chiunque avesse trovato su internet un articolo
interessante. Scaricarlo e tenerlo in memoria per poi
stamparlo magari con una formattazione più congeniale
alle esigenze del lettore.
Qui arriva la chicca: allora gli articoli diffamatori
sono stati scritti sul pc del giornalista prima che
venissero pubblicati sul blog perchè "la data era
correttamente impostata sul computer del---- (cfr.
teste----, risentito sul punto).
Capito?
Altro che marcature temporali, firme digitali,
certificazioni e/o amenità varie.
E' l'orologio di windows che segna con certezza
indefettibile la data di crezione di un documento, e
questo orologio è talmente attendibile che sulla base di
esso, e di un verbalizzante che ricordi di averlo visto
correttamente impostato, può essere comminata una
sentenza di condanna!
Sarà bene che qualcuno corra a far vedere questa
sentenza al CNIPA, in modo che la smettano di
arrovellarsi il cervello alla ricerca di soluzioni
tecniche condivise ed affidabili per garantire la
certezza alle transazioni telematiche.
Basta utilizzare l'orologio di windows, magari anche le
proprietà di word (quelle per intenderci che si trovano
cliccando con il tasto destro del mouse sul file usando
un pc), per stabilire la paternità di un documento?!
La cosa strana è che mentre gli scambi commerciali
richiedono maggiori tutele di affidamento (pur vertendo
nell'ambito del diritto civile), in campo penale, dove
l'accertamento della responsabilità e la tutela
dell'affidamento dei terzi dovrebbero essere più
rigorosi, ci si imbatte in argomentazioni tecniche come
quella in commento.
...quella foto sul libro
L'ultimo indizio è stato ritenuto il ritrovamento
nell'abitazione del giornalista di un libro riportante
una foto poi pubblicata nel blog.
Non si dà conto di che tipo di foto si tratti (se
comune, o rara), nè se nell'abitazione del giornalista
fosse stato rinvenuto anche uno scanner, nè che tipo di
contenuto avesse la memoria dello scanner (così, giusto
per vedere se è stato effettivamente utilizzato per
caricare la foto nel blog, o se la foto ci sia entrata
per magia).
Niente, c'è la foto sul libro, c'è la foto sul blog, il
proprietario del libro è l'autore del blog. Questo
l'impietoso sillogismo utilizzato dal giudice
Ad ogni modo al magistrato i nostri dubbi non toccano,
anzi, sembra bacchettarci anzitempo quando scrive: "è
fin troppo chiaro, e sembra quasi offensivo al senso
comune spendere troppe parole al riguardo, che tali
indizi sono assolutamente concordanti e permettono di
collegare con certezza le affermazioni diffamatorie in
imputazione al--------".
Che dire? Noi saremo probabilmente offensivi del senso
comune, ma ad ogni modo un ragionevole dubbio residua ad
un giurista informatico, dopo la lettura della
motivazione degli indizi utilizzati dal giudice.
Ma resto in attesa di qualcuno che mi spieghi che non
esistono siti "open", che nelle password si usa
escusivamente il nome di parente, che è possibile
trasferire una foto da un libro ad un sito senza
scanner, che l'orologio di windows è una prova legale.
Abbiamo voluto mettere in evidenza come può essere
-purtroppo- possibile che in ambito informatico alcune
circostanze si tramutino in indizi (la password, gli
appunti sulla gestione del sito, i post dei lettori, il
libro, l'orologio di windows) e di come questi indizi
poi costituiscano una prova della riconducibilità di uno
scritto pubblicato su internet ad una determinata
persona.
RAS Bank nuovamente vittima del
phishing
Dopo alcuni mesi di tranquillità una nuova ondata di e-mail
truffa si sta abbattendo dalla giornata di ieri 7 agosto sui
clienti dell’istituto di credito del gruppo RAS.
Leggi la notizia >>
I truffatori avvertono: "Attenzione
al phishing contro Banca di Roma"
Problemi tecnici, conti sospesi, regali e premi in denaro e
perché no anche un avviso generale per informare del rischio
phishing. Leggi la notizia >>
Inviava porno spam tramite reti
wi-fi non protette. Condannato
Circolando tranquillamente in macchina con un portale posto
sul sedile del passeggero inviava migliaia di messaggi
reclamizzanti Leggi
la notizia >>
Inserisci Anti-Phishing Italia
TV nel tuo sito web:
Approfondimenti
Rapporto trimestrale sul fenomeno del phishing in Italia
– 2° trimestre 2007 (periodo 01/04/2007 – 30/06/2007)
Il phishing italiano continua ad aumentare. 2115 casi
unici in tre mesi, con una media di 23,24 e-mail al giorno,
quasi una l’ora ai danni di 16 obiettivi italiani e dei
propri clienti. Sono questi gli inquietanti numeri che
il phishing nazionale ha collezionato nel periodo
01/04/2007-30/06/2007, segnando un aumentato rispetto al
1°trimestre dello stesso anno del 940%.
Download >>
Rapporto
trimestrale su fenomeno del phishing in Italia - 1°
trimestre 2007 225 tentativi di phishing
unico con una media di 2 casi al giorno ed un aumento del
1.175% rispetto all’anno 2006. Sono questi i dati del
phishing nazionale rilevati dal portale Anti-Phishing Italia
nel 1° trimestre 2007. Un pericolo quello del phishing in
costante crescita, con Poste Italiane unico ed incontrastato
obiettivo, in grado di occupare da solo l’87% dei tentativi
di e-mail truffa circolati nel nostro Paese in appena tre
mesi Download
rapporto
Phishing:
chi mi ridarà i miei soldi ???
Nessuno. Almeno per ora, sino a quando non
si riuscirà a dimostrare la responsabilità
delle banche. E’ questo lo scontato quadro
che esce da un interessante servizio di
"Repubblica TV" andato in onda nella
giornata di ieri, che vedeva come
partecipanti esponenti dl sistema bancario,
responsabili della Polizia Postale e legali.
Il servizio partendo da un caso reale di
truffa mette in luce lo "scarica barili"
fatto dalle banche, trincerate dietro vecchi
sistemi di sicurezza basati su password
numeriche, nei confronti dei truffati
colpevoli di troppa ingenuità o come nel
caso mostrato, dell’ignara vittima che senza
aver fatto nulla si ritrova il proprio conto
alleggerito di 4mila euro. Che con un
altissima probabilità non rivedrà mai più.
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Attenti all’Ufficio Reclutamento R.C.M.: è solo
l’ennesima truffa Circola in Rete da alcuni giorni una nuova
offerta di lavoro, apparentemente collegata al
fenomeno delle false società utilizzate per il
riciclaggio di denaro, di cui Anti-Phishing Italia
si è occupata più volte, ma che in realtà nasconde
qualcosa di più.L’e-mail infatti si colloca nella
categoria delle comunicazioni "spara dialer" ultimo
caso quello del decreto ingiuntivo inviato Avv.
Cons. Dpe Giordano Lanza: Cliccando sul link
proposto l’utente viene trasportato in un apposito
sito maligno all’interno del quale crederà di
fornire i propri dati per candidarsi all’allettante
posto di lavoro, ma in realtà sarà costretto a
scaricare l’ennesimo malware. I dati inserirti nei
moduli non vengono inviati al truffatore, l’intero
sito serve esclusivamente per il download del file
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>>
Caso
Citibank: quando una vera e-mail si
trasforma in phishing
La vostra banca non vi invierà mai e-mail
per chiedervi di aggiornare il vostro
username, password o numero di carta di
credito. E’ questo il primo consiglio
inneggiato da tutti colori i quali, noi
compresi, hanno cercato di informare i
navigatori della Rete sul pericolo phishing.Ma
se questa volta quell’e-mail fosse vera ? E
se la mia banca mi stesse realmente
richiedendo di aggiornare i miei dati? chi
ci crederebbe ? Sicuramente NESSUNO,
soprattutto se la politica di sicurezza
dell’istituto di credito sino al giorno
prima professava il contrario.E’ questo, in
sintesi, questo quello che è accaduto alla
sede Australiana di Citibank, che
nell’ottobre scorso, ha recapitato a tutti i
suoi clienti
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Anche i
dialers sono denunciabili on line.
L’intervista di MDC al dott. Masciopinto
Dal 15 febbraio, giorno di inizio attività
del Commissariato di Ps on line, ad oggi i
cittadini hanno sporto oltre 2500denunce,
effettuato oltre 2800 segnalazioni ed
inviato più di 5500 richieste di
informazioni.Il sito ha registrato oltre
300.000 visite. Queste le lusinghiere cifre
snocciolate dal dirigente II° Div. Servizio
di Polizia Postale e delle Comunicazioni
Polizia di Stato (Roma), dott. Maurizio
Masciopinto nel corso di un’intervista
rilasciata per il sito dell’associazione di
consumatori MDC.La possibilità di effettuare
le denunce alla polizia direttamente tramite
internet, senza recarsi fisicamente in
caserma, sta prendendo sempre più
dimestichezza fra gli italiani.
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Un 2007
all’insegno delle minacce informatiche:
parola di McAfee
Se state preparando la lista delle cose da
fare per il 2007 non dimenticare di
aggiungere "maggiore sicurezza informatica"
perché se solo la metà delle previsioni
fatte dalla McAfee si dovessero avverare (e
temo che lo faranno) ci aspetta un 2007
da"paura".McAfee, Inc. (NYSE: MFE) ha reso
note le sue previsioni su quali saranno le
10 principali minacce di sicurezza nel 2007
stilate da McAfee Avert Labs. Secondo in
dati di McAfee Avert Labs, con oltre 217.000
diverse tipologie di minacce note e altre
non ancora identificate, è chiaro che il
malware viene rilasciato sempre più da
criminali professionisti e organizzati. Continua >>
In
evidenza
Operazione "Truffa truffa ambiguita'": 3
arresti e 700 truffati
Gli uomini del GAT - Nucleo Speciale Frodi
Telematiche della Guardia di Finanza nel
corso dell’operazione, tutt’ora in corso,
denominata "Truffa truffa ambiguità" hanno
stroncato l’attività criminale di tre
truffatori italiani specializzati nei
raggiri telematici.Lo scenario delle truffe
era eBay ma anche appositi siti realizzati
esclusivamente per allettare le potenziali
vittime, che attratte dai prezzi
scontatissimi non esitavano a pagare
anticipatamente senza però ricevere nulla o
quasi.Andando di fatto ad ingrossare il giro
d’affari dei truffatori capaci anche di
guadagnare in pochi mesi ben 150mila euro.Tutti
i dettagli dell’operazione in questo
articolo di Alessia Marani pubblicato su il
Giornle.it:
Continua
>>
Phishing:
nuova tecnica e nuovi pericoli per gli
utenti italiani
Dimenticate il phishing che avete conosciuto
sino ad oggi, niente più e-mail che cercano
di rassomigliare a vere comunicazioni,
niente più siti clone, nessuna vulnerabilità
da sfruttare, nessun filtro o software in
grado di rilevare la truffa.Avrete così
l’ultimo tentativo attualmente in
circolazione. Ancora una volta contro eBay.
Ancora una volta per colpire i risparmi dei
navigatori della Rete italiani. Ma questa
volta con una tecnica nuova ed altamente
pericolosa. L’e-mail,nonostante l’italiano
tradotto, si presenta alla potenziale
vittima come un normale messaggio privato
inviato da un certo A. Mario, il cui
indirizzo e-mail è già noto alla comunità di
eBay sempre per attività illegali
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hishing: all’asta domini clone pronti per la
truffa. Anche quelli di banche italiane
Si tratta di un vero e proprio mercato parallelo,
quello segnalato dalla F-Secure società finlandese
operante nel settore della sicurezza informatica,
che dopo una serie di controlli nei registri di due
siti specializzati nella rivendita di nomi a dominio
ha scoperto oltre 30 false versione di importanti
siti web appartenenti ad istituti di credito,
società finanziarie e non, disponibili al migliore
offerente. Citi-bank.com, www-e-bay.de,
americanexpresscredicard.com, mastercarding.com, e
visacardcredit.com sono solo alcuni dei falsi siti
web che cercano di rassomigliare agli originali,
trovati negli archivi di Sedo.com e Moniker.com, che
con lo stesso principio di eBay
Continua
>>
Skimming
(strisciata)
Definizione
La parola Skimming deriva dal verbo inglese
to skim, che significa sfiorare, strisciare.
Da questa parola deriva a sua volta la
parola skimmer che è il dispositivo
utilizzato per memorizzare i contenuti delle
bande magnetiche delle carte di pagamento.
Negli sportelli automatici ATM (Automated
Teller Machine), per leggere le relative
carte elettroniche di pagamento ed in
particolare per leggere il contenuto delle
bande magneti
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Ultima
segnalazione
Gli ultimi casi di
phishing internazionale segnalati da
Servizio momentaneamente sospeso
Ritorna il phishing via fax per eBay
Ancora phishing. Ancora per eBay, ma questa volta
con il ritorno di una particolare variante sino ad
oggi rilevata solo in Italia: quella del phishing
via fax.I più attenti la riconosceranno subito,
infatti oltre ad essere già stata utilizzata in
passato sempre contro eBay, questa tecnica ha
colpito particolarmente Poste Italiane ed i suoi
clienti. Tuttavia questa volta a differenza delle
passata versioni il phisher richiede una serie
dettagliata di dati personali.Infatti oltre al
solito username e password, e-mail e punteggio
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Banca di Roma: nuovo caso di phishing dal sapore
antico
Una nuova e-mail circola in queste ore con il
tentativo di far cadere in trappola i clienti di
Banca di Roma, si tratta del secondo caso di
phishing in poco meno di una settimana ai danni
dell’istituto di credito romano.A differenza del suo
predecessore caratterizzato da un testo credibile ed
un italiano perfetto, quello odierno utilizza un
e-mail sgrammaticata e poco credibile che i più
avranno sicuramente riconosciuto visto che questa
finta comunicazione inviata da Banca di Roma ai suoi
clienti aveva già fatto la sua comparsa nel mondo
del phishing nostrano lo scorso 7 agosto 2005 in un
tentativo contro gli utenti di Poste Italiane.
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Phishing ai danni dell' AIL - Associazione Italiana
contro le Leucemie-linfomi e mielosa
Anti-Phishing Italia ha appena rilevato (ore 13.34)
la circolazione di un nuovo pericolosissimo
tentativo di phishing che questa volta cerca di
colpire l’AIL - Associazione Italiana contro le
Leucemie-linfomi e mielosa. L’e-mail utilizza un
messaggio pubblicato dal Prof. Franco Mandelli
presidente dell’AIL, attraverso il quale si invita a
destinare la somma riservata per i regali di natale
per contribuire a rendere leucemie, linfomi e
mieloma mali sempre più curabili. Tuttavia il titolo
utilizzato per tale invito "Avviso a tutte le
aziende! Vi abbiamo scritto la lettera di Natale" è
stato un richiamo irresistibile per il phisher.
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Anti-Phishing Italia - Il portale
contro le truffe on-line