Redditi on
line una questione di diritto mentre la Rete resta
sconosciuta
Pubblichiamo
un intervento dell’Avvocato Massimo Melica, componente
del nostro comitato scientifico, avente ad oggetto una
serie di interessanti spunti di riflessione legati alla
recente pubblicazione (poi censurata dal Garante) dei
redditi degli italiani on line. «E’ il 30
aprile, tutto è pronto per un fine settimana al mare,
complice il ponte del primo maggio. Si chiude lo studio,
si salutano i collaboratori, ci si da appuntamento al
lunedì successivo, magari rilassati dopo aver preso la
prima abbronzatura primaverile.
Squilla il telefono ed agitato un cliente mi riporta la
notizia che i suoi dati fiscali sono on line, “va bene”,
rispondo con fare sbrigativo, “ma qual è il problema?”.
“Avvocato, non ricorda che nella separazione consensuale
ho dichiarato a mia moglie un quarto del mio reddito?”
Provo a tranquillizarlo, ma inutilmente. Chiudo il
telefono e dopo qualche minuto mi chiama
l’amministratore delegato di una piccola azienda:
“avvocato, i miei dati sono sul web, per anni ho cercato
di mantenere un “basso profilo economico” … sa i
parenti, i vicini di casa, i figli che chiedono sempre
oltre il necessario … qui risulta il mio vero volume
d’affari! E ora cha faccio?”
Ok, inizio a credere che il fine settimana al mare possa
risentirne se devo occuparmi del caso, cerco maggiori
informazioni, mi metto al lavoro. La prima testata
giornalistica on line , che consulto, mi riporta che sul
sito dell’Agenzia delle Entrate sono pubblicati sia i
dati dei redditi denunciati dagli italiani per l'anno
2005, divisi per città, cognome nome, data di nascita,
categoria di reddito, reddito imponibile, imposta netta,
reddito da impresa o lavoro autonomo, volume d’affari;
sia i dati delle persone giuridiche per i redditi
dichiarati ed il volume d’affari.
Bene, evviva la trasparenza esclamo, poi penso ai
clienti che qualche minuto prima mi hanno allarmato con
le loro considerazioni, resto interdetto. Nel frattempo
mi chiama un’anziana insegnante e mi chiede se può
recuperare una somma ingente. Mi riferisce che il
marito, ora colto da malore, ha versato al fratello, che
doleva uno stato di necessità, dei soldi a partire dal
2003. Scopre solo adesso con l’aiuto di un conoscente
commercialista, che in realtà il cognato gode di una
solida situazione economica mentre l’ingiustificata
richiesta patrimoniale è stata fatta più per furberia
che per un reale bisogno.
Ok, prendo i codici e cerco di capire cosa è successo.
Il DPR 29 settembre 1973, n. 600 intitolato
“Disposizioni comuni in materia di accertamento delle
imposte sui redditi” prevede all’articolo 69,
Pubblicazione degli elenchi dei contribuenti”, il potere
del Ministro delle finanze di disporre “annualmente la
pubblicazione degli elenchi dei contribuenti il cui
reddito imponibile è stato accertato dagli uffici delle
imposte dirette e di quelli sottoposti a controlli
globali a sorteggio a norma delle vigenti disposizioni
nell'ambito dell'attività di programmazione svolta dagli
uffici nell'anno precedente”.
Lo stesso articolo precisa che negli elenchi deve essere
specificato se gli accertamenti sono definitivi o in
contestazione e devono essere indicati, in caso di
rettifica, anche gli imponibili dichiarati dai
contribuenti.
Sempre in questi elenchi sono compresi “tutti i
contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione
dei redditi, nonché i contribuenti nei cui confronti sia
stato accertato un maggior reddito imponibile. Gli
elenchi distribuiti agli uffici delle imposte
territorialmente competenti sono depositati per la
durata di un anno, ai fini della consultazione da parte
di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte
sia presso i comuni interessati. Per la consultazione
non sono dovuti i tributi speciali.
Quindi ricapitolo velocemente, gli elenchi sono stati
pubblicati, diffusi, condivisi su Internet senza tener
conto che la “legge originaria” è stata scritta 35 anni
prima, in un momento storico nel quale non si è potuto
immaginare uno strumento conoscitivo così veloce e
inarrestabile come il web.
Eppure con documento del 05 marzo 2008 prot.197587/2007,
il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha disposto
all’art. 6, in merito alla “Pubblicazione degli elenchi
dei contribuenti ai sensi dell’art.69 DPR 29.09.73 n°600
e art.66-bis DPR 26.10.72 n°633”, che “Ai fini della
consultazione i medesimi elenchi sono pubblicati in
apposita sezione del sito internet
http://www.agenziaentrate.gov.it, in relazione agli
uffici dell’Agenzia delle Entrate territorialmente
competenti”.
Detta disposizione apparentemente non fa una piega alla
luce delle motivazioni in essa riportate, infatti nel
documento si legge: la duplice finalità è dettata sia
dai motivi di trasparenza diffusi dal Codice
dell’Amministrazione Digitale di cui all’art. 2, comma 1
del decreto legislativo del 7 marzo 2005 n°82 “Lo Stato,
le regioni e le autonomie locali assicurano la
disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione,
la conservazione e la fruibilità dell’informazione in
modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale
fine utilizzando con le modalità più appropriate le
tecnologie dell’informazione”; sia dalle apparenti due
decisioni dell’Autorità garante per la protezione dei
dati personali che il 17 gennaio 2001 e il 2 luglio 2003
hanno affermato che la pubblicazione degli elenchi
deriva da una precisa scelta normativa di consultabilità
da parte di chiunque di determinate fonti, precisando
che “non vi è incompatibilità tra la protezione dei dati
personali e determinate forme di pubblicità di dati
previste per finalità di interesse pubblico o della
collettività”.
Tuttavia occorre sottolineare la buona fede e la
correttezza delle decisioni dell’Autorità garante per la
protezione dei dati personali, la quale si è espressa in
merito alla “sola” pubblicazione ex combinato disposto
del DPR n. 600 del 29.09.73 art.69 e art.66-bis DPR
26.10.72 n°633, norme che prevedono esclusivamente la
pubblicazione degli elenchi a mezzo “stampa interna”
-consultabile presso gli uffici da parte del
cittadino-utente-, e mai neppur lontanamente, la
diffusione con uno strumento così potente sotto il
profilo della divulgazione e dell’archiviazione come
“internet”.
Ma ancor di più l’attuale Presidente dell’Autorità
garante, ritengo giustamente, ha con provvedimento del
9.11.2007 prescritto al Comune di Bologna di trattare i
dati acquisiti direttamente dal sistema informativo
dell’Amministrazione finanziaria solo per le finalità
previste dalla legge. Diffidando i quotidiani nel
pubblicare i dati dei contribuenti, anche sui loro siti
web, perchè tali dati sono stati comunicati dal Comune
in contrasto con le previsioni di legge.
Subito mi rendo conto che il danno causato è enorme,
provo un senso di smarrimento, lo stesso immagino che
possa aver colto i funzionari del Ministero delle
Entrate all’esito delle prime segnalazioni e delle prime
eccezioni sul loro operato.
Intanto la Rete si gonfia, arrivano i primi comunicati
stampa, piovono le prime contestazioni, partono i primi
sondaggi e come sempre accade in Italia si formano due
fazioni: coloro che sono favorevoli ad una così
prorompente pubblicazione sul web, in virtù di una
trasparenza amministrativa, e coloro che in maniera più
prudente auspicano un immediato blocco dei dati sul sito
dell’Agenzia delle entrate. Il blocco sul sito, a dir la
verità, arriva dopo poco per cause tecniche dovute alle
numerosissime richieste di accesso da parte degli utenti
i quali non solo consultano i dati quanto con pochi
click esportano gli stessi in files di testo per una più
comoda e successiva consultazione.
Come sempre accade, nei momenti di emergenza legati ai
fatti di cronaca, si invoca l’Autorità garante per la
protezione dei dati personali senza prima meditare se
effettivamente la diffusione di quei dati sia in
esclusivo contrasto con la tutela dei dati personali
degli interessati o vada a violare la tutela del
“diritto alla riservatezza” di ciascun soggetto, tutela
più ampia nel nostro ordinamento.Ma siamo sicuri che la
dichiarazione dei redditi sia da intendere solo come
dato personale o forse è più avvolgente parlare di
“diritto alla riservatezza” lì dove sono coinvolte anche
le condotte?
Ritengo che la riservatezza dell’individuo può essere
concepita come una “stanza privata e chiusa”, in cui non
è consentito ad altri guardare all’interno o entrarci,
un luogo posto al riparo dalla ingerenza altrui, in
questo spazio l’individuo è l’“unico possessore delle
chiavi” ed ha il potere di decidere quali e quante
informazioni possano uscire ed essere conosciute,
circolando pubblicamente.
Seppur il concetto di “tutela dei dati personali” e di
“tutela alla riservatezza” trovano la stessa genesi
costituzionale, ritengo che sotto il profilo sostanziale
le due fattispecie giuridiche meritino, talvolta,
criteri di accertamento e di tutela distinti, anche alla
luce delle sempre più invasive tecnologie digitali.I
danni provocati agli italiani dalla pubblicazione sul
web dei redditi 2005 sono ormai incalcolabili da un lato
l’ingenerato “timore sociale” sottolineato da un
maggiore e mirato interesse della criminalità capace di
individuare agevolmente i soggetti più interessanti
sotto il profilo economico, dall’altra l’aver innescato
quel fenomeno tipico italiano dato dalla “morbosa
curiosità” dei fatti altrui, e infine l’amara
constatazione che un dato immesso in Rete, seppur per
poche ore, non è più arrestabile.
Così la Società si accorge per l’ennesima volta che i
dati in Internet sono liberi, l’amministratore delegato
di un’azienda campana mi chiama e mi riferisce che il
nipote ha trovato la lista dei redditi di Napoli su un
canale “pepè”, stento a trattenermi e spiego che si
tratta di uno scambio di dati con una particolare
tecnologia detta “piir tu piir” ma si scrive “peer to
peer” e che non posso accontentarlo chiedendo ad un
magistrato che ponga sotto sequestro questa tecnologia,
ora ripensando allo stupore e all’incredulità del mio
interlocutore, non so se sono stato in grado di
spiegarmi sino in fondo.
Ciò che accadrà nelle prossime ore è difficile
immaginarlo, di certo la P.A. competente è esposta ad
una serie di responsabilità che possono essere
inquadrate dalla violazione del trattamento dei dati
personali, all’illecito trasferimento di dati all’estero
(la rete di fatto non ha confini), ad una responsabilità
civile per “danno esistenziale” strada aperta da alcune
sentenze della Corte di cassazione tra queste “Cass.
Civ. 1191/2003 e Cass. Civ. Sez.Unite 722/1999).
Quello che auspico, nonostante le incontrovertibili
ragioni di diritto, è il non perseverare su strade
basate sul sensazionalismo mediatico, spesso
improduttivo e sterile, magari promuovendo richieste di
indennizzi straordinari in quanto lo Stato, che sarebbe
chiamato a risarcire il danno provocato, è comunque
formato dagli stessi cittadini-utenti che promuovono
l’istanza risarcitoria.
Rimane l’amara constatazione che le nuove tecnologie
della comunicazione allo stato risultino ancora ignorate
nella loro potenzialità, il vedere come il personale
dirigente della P.A. ricorra con pericolosa
superficialità al web senza conoscerlo e senza valutarne
vantaggi e rischi; espone lo stesso strumento di
comunicazione, in seguito ad eventi del genere, ad
eccessive e ingiustificate azioni di controllo o peggio
censorie.Resta il problema di come arginare i milioni di
utenti, italiani e stranieri, che oggi hanno sulla loro
scrivania le liste delle dichiarazioni dei redditi 2005
dei cittadini del nostro Paese. Come convincere in
futuro il gestore di un sito web a cancellare le
dichiarazioni dei redditi 2005 dal proprio server
allocato su un’isoletta del pacifico, in sud america o
più semplicemente in Svizzera?
E poi, oggi esiste una norma che possa prevedere come
reato il possesso dei files dei redditi 2005 quando
quest’ultimi sono stati liberamente consultati e
memorizzati perché immessi e diffusi dall’Agenzia delle
Entrate? Quanto può costare in termini di ore lavoro e
di risorse economiche alla macchina della giustizia, già
in emergenza, tra investigatori e organi giudicanti il
perseguire questa fattispecie di reato, di certo
avvertita meno dalla comunità?
Spetta adesso al diritto tracciare un nuovo sentiero
giuridico e normativo che vada a coniugare gli interessi
imposti dalla trasparenza della P.A. con i diritti dei
cittadini, rivedendo le forme di pubblicità dei
procedimenti amministrativi alla luce delle nuove forme
di comunicazione introdotte dall’innovazione
tecnologica.
Davanti a questi interrogativi, trovandoci sicuramente
davanti ad atti posti dalla P.A. sia “in violazione e
falsa applicazione di legge” sia da atti “viziati da
eccesso di potere”, mi schiero come sempre in difesa
della Rete, di questo strumento che, se mal
interpretato, amplifica gli errori degli uomini che ne
sottovalutano le infinite potenzialità».
Massimo Melica
Melica, Scandelin & Partners
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proprio nome e cognome e la dicitura: Condivido.
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RAS Bank nuovamente vittima del
phishing
Dopo alcuni mesi di tranquillità una nuova ondata di e-mail
truffa si sta abbattendo dalla giornata di ieri 7 agosto sui
clienti dell’istituto di credito del gruppo RAS.
Leggi la notizia >>
I truffatori avvertono: "Attenzione
al phishing contro Banca di Roma"
Problemi tecnici, conti sospesi, regali e premi in denaro e
perché no anche un avviso generale per informare del rischio
phishing. Leggi la notizia >>
Inviava porno spam tramite reti
wi-fi non protette. Condannato
Circolando tranquillamente in macchina con un portale posto
sul sedile del passeggero inviava migliaia di messaggi
reclamizzanti Leggi
la notizia >>
Inserisci Anti-Phishing Italia
TV nel tuo sito web:
Approfondimenti
Rapporto trimestrale sul fenomeno del phishing in Italia
– 2° trimestre 2007 (periodo 01/04/2007 – 30/06/2007)
Il phishing italiano continua ad aumentare. 2115 casi
unici in tre mesi, con una media di 23,24 e-mail al giorno,
quasi una l’ora ai danni di 16 obiettivi italiani e dei
propri clienti. Sono questi gli inquietanti numeri che
il phishing nazionale ha collezionato nel periodo
01/04/2007-30/06/2007, segnando un aumentato rispetto al
1°trimestre dello stesso anno del 940%.
Download >>
Rapporto
trimestrale su fenomeno del phishing in Italia - 1°
trimestre 2007 225 tentativi di phishing
unico con una media di 2 casi al giorno ed un aumento del
1.175% rispetto all’anno 2006. Sono questi i dati del
phishing nazionale rilevati dal portale Anti-Phishing Italia
nel 1° trimestre 2007. Un pericolo quello del phishing in
costante crescita, con Poste Italiane unico ed incontrastato
obiettivo, in grado di occupare da solo l’87% dei tentativi
di e-mail truffa circolati nel nostro Paese in appena tre
mesi Download
rapporto
Phishing:
chi mi ridarà i miei soldi ???
Nessuno. Almeno per ora, sino a quando non
si riuscirà a dimostrare la responsabilità
delle banche. E’ questo lo scontato quadro
che esce da un interessante servizio di
"Repubblica TV" andato in onda nella
giornata di ieri, che vedeva come
partecipanti esponenti dl sistema bancario,
responsabili della Polizia Postale e legali.
Il servizio partendo da un caso reale di
truffa mette in luce lo "scarica barili"
fatto dalle banche, trincerate dietro vecchi
sistemi di sicurezza basati su password
numeriche, nei confronti dei truffati
colpevoli di troppa ingenuità o come nel
caso mostrato, dell’ignara vittima che senza
aver fatto nulla si ritrova il proprio conto
alleggerito di 4mila euro. Che con un
altissima probabilità non rivedrà mai più.
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Attenti all’Ufficio Reclutamento R.C.M.: è solo
l’ennesima truffa Circola in Rete da alcuni giorni una nuova
offerta di lavoro, apparentemente collegata al
fenomeno delle false società utilizzate per il
riciclaggio di denaro, di cui Anti-Phishing Italia
si è occupata più volte, ma che in realtà nasconde
qualcosa di più.L’e-mail infatti si colloca nella
categoria delle comunicazioni "spara dialer" ultimo
caso quello del decreto ingiuntivo inviato Avv.
Cons. Dpe Giordano Lanza: Cliccando sul link
proposto l’utente viene trasportato in un apposito
sito maligno all’interno del quale crederà di
fornire i propri dati per candidarsi all’allettante
posto di lavoro, ma in realtà sarà costretto a
scaricare l’ennesimo malware. I dati inserirti nei
moduli non vengono inviati al truffatore, l’intero
sito serve esclusivamente per il download del file
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>>
Caso
Citibank: quando una vera e-mail si
trasforma in phishing
La vostra banca non vi invierà mai e-mail
per chiedervi di aggiornare il vostro
username, password o numero di carta di
credito. E’ questo il primo consiglio
inneggiato da tutti colori i quali, noi
compresi, hanno cercato di informare i
navigatori della Rete sul pericolo phishing.Ma
se questa volta quell’e-mail fosse vera ? E
se la mia banca mi stesse realmente
richiedendo di aggiornare i miei dati? chi
ci crederebbe ? Sicuramente NESSUNO,
soprattutto se la politica di sicurezza
dell’istituto di credito sino al giorno
prima professava il contrario.E’ questo, in
sintesi, questo quello che è accaduto alla
sede Australiana di Citibank, che
nell’ottobre scorso, ha recapitato a tutti i
suoi clienti
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Anche i
dialers sono denunciabili on line.
L’intervista di MDC al dott. Masciopinto
Dal 15 febbraio, giorno di inizio attività
del Commissariato di Ps on line, ad oggi i
cittadini hanno sporto oltre 2500denunce,
effettuato oltre 2800 segnalazioni ed
inviato più di 5500 richieste di
informazioni.Il sito ha registrato oltre
300.000 visite. Queste le lusinghiere cifre
snocciolate dal dirigente II° Div. Servizio
di Polizia Postale e delle Comunicazioni
Polizia di Stato (Roma), dott. Maurizio
Masciopinto nel corso di un’intervista
rilasciata per il sito dell’associazione di
consumatori MDC.La possibilità di effettuare
le denunce alla polizia direttamente tramite
internet, senza recarsi fisicamente in
caserma, sta prendendo sempre più
dimestichezza fra gli italiani.
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Un 2007
all’insegno delle minacce informatiche:
parola di McAfee
Se state preparando la lista delle cose da
fare per il 2007 non dimenticare di
aggiungere "maggiore sicurezza informatica"
perché se solo la metà delle previsioni
fatte dalla McAfee si dovessero avverare (e
temo che lo faranno) ci aspetta un 2007
da"paura".McAfee, Inc. (NYSE: MFE) ha reso
note le sue previsioni su quali saranno le
10 principali minacce di sicurezza nel 2007
stilate da McAfee Avert Labs. Secondo in
dati di McAfee Avert Labs, con oltre 217.000
diverse tipologie di minacce note e altre
non ancora identificate, è chiaro che il
malware viene rilasciato sempre più da
criminali professionisti e organizzati. Continua >>
In
evidenza
Operazione "Truffa truffa ambiguita'": 3
arresti e 700 truffati
Gli uomini del GAT - Nucleo Speciale Frodi
Telematiche della Guardia di Finanza nel
corso dell’operazione, tutt’ora in corso,
denominata "Truffa truffa ambiguità" hanno
stroncato l’attività criminale di tre
truffatori italiani specializzati nei
raggiri telematici.Lo scenario delle truffe
era eBay ma anche appositi siti realizzati
esclusivamente per allettare le potenziali
vittime, che attratte dai prezzi
scontatissimi non esitavano a pagare
anticipatamente senza però ricevere nulla o
quasi.Andando di fatto ad ingrossare il giro
d’affari dei truffatori capaci anche di
guadagnare in pochi mesi ben 150mila euro.Tutti
i dettagli dell’operazione in questo
articolo di Alessia Marani pubblicato su il
Giornle.it:
Continua
>>
Phishing:
nuova tecnica e nuovi pericoli per gli
utenti italiani
Dimenticate il phishing che avete conosciuto
sino ad oggi, niente più e-mail che cercano
di rassomigliare a vere comunicazioni,
niente più siti clone, nessuna vulnerabilità
da sfruttare, nessun filtro o software in
grado di rilevare la truffa.Avrete così
l’ultimo tentativo attualmente in
circolazione. Ancora una volta contro eBay.
Ancora una volta per colpire i risparmi dei
navigatori della Rete italiani. Ma questa
volta con una tecnica nuova ed altamente
pericolosa. L’e-mail,nonostante l’italiano
tradotto, si presenta alla potenziale
vittima come un normale messaggio privato
inviato da un certo A. Mario, il cui
indirizzo e-mail è già noto alla comunità di
eBay sempre per attività illegali
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hishing: all’asta domini clone pronti per la
truffa. Anche quelli di banche italiane
Si tratta di un vero e proprio mercato parallelo,
quello segnalato dalla F-Secure società finlandese
operante nel settore della sicurezza informatica,
che dopo una serie di controlli nei registri di due
siti specializzati nella rivendita di nomi a dominio
ha scoperto oltre 30 false versione di importanti
siti web appartenenti ad istituti di credito,
società finanziarie e non, disponibili al migliore
offerente. Citi-bank.com, www-e-bay.de,
americanexpresscredicard.com, mastercarding.com, e
visacardcredit.com sono solo alcuni dei falsi siti
web che cercano di rassomigliare agli originali,
trovati negli archivi di Sedo.com e Moniker.com, che
con lo stesso principio di eBay
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>>
Skimming
(strisciata)
Definizione
La parola Skimming deriva dal verbo inglese
to skim, che significa sfiorare, strisciare.
Da questa parola deriva a sua volta la
parola skimmer che è il dispositivo
utilizzato per memorizzare i contenuti delle
bande magnetiche delle carte di pagamento.
Negli sportelli automatici ATM (Automated
Teller Machine), per leggere le relative
carte elettroniche di pagamento ed in
particolare per leggere il contenuto delle
bande magneti
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Ultima
segnalazione
Gli ultimi casi di
phishing internazionale segnalati da
Servizio momentaneamente sospeso
Ritorna il phishing via fax per eBay
Ancora phishing. Ancora per eBay, ma questa volta
con il ritorno di una particolare variante sino ad
oggi rilevata solo in Italia: quella del phishing
via fax.I più attenti la riconosceranno subito,
infatti oltre ad essere già stata utilizzata in
passato sempre contro eBay, questa tecnica ha
colpito particolarmente Poste Italiane ed i suoi
clienti. Tuttavia questa volta a differenza delle
passata versioni il phisher richiede una serie
dettagliata di dati personali.Infatti oltre al
solito username e password, e-mail e punteggio
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Banca di Roma: nuovo caso di phishing dal sapore
antico
Una nuova e-mail circola in queste ore con il
tentativo di far cadere in trappola i clienti di
Banca di Roma, si tratta del secondo caso di
phishing in poco meno di una settimana ai danni
dell’istituto di credito romano.A differenza del suo
predecessore caratterizzato da un testo credibile ed
un italiano perfetto, quello odierno utilizza un
e-mail sgrammaticata e poco credibile che i più
avranno sicuramente riconosciuto visto che questa
finta comunicazione inviata da Banca di Roma ai suoi
clienti aveva già fatto la sua comparsa nel mondo
del phishing nostrano lo scorso 7 agosto 2005 in un
tentativo contro gli utenti di Poste Italiane.
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Phishing ai danni dell' AIL - Associazione Italiana
contro le Leucemie-linfomi e mielosa
Anti-Phishing Italia ha appena rilevato (ore 13.34)
la circolazione di un nuovo pericolosissimo
tentativo di phishing che questa volta cerca di
colpire l’AIL - Associazione Italiana contro le
Leucemie-linfomi e mielosa. L’e-mail utilizza un
messaggio pubblicato dal Prof. Franco Mandelli
presidente dell’AIL, attraverso il quale si invita a
destinare la somma riservata per i regali di natale
per contribuire a rendere leucemie, linfomi e
mieloma mali sempre più curabili. Tuttavia il titolo
utilizzato per tale invito "Avviso a tutte le
aziende! Vi abbiamo scritto la lettera di Natale" è
stato un richiamo irresistibile per il phisher.
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Anti-Phishing Italia - Il portale
contro le truffe on-line