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Sicurezza e Pirateria informaticaAnche i Mac nelle reti dei pirati
Sembravano un piccolo microcosmo immune dalle attenzioni della criminalità informatica. Ma la diffusione degli elaboratori Mac ha fatto muovere le lenti del cybercrime anche verso quelle direzioni. Del resto, non esistono sistemi operativi che siano del tutto immuni da falle, questo è noto. Ed alla fine è stata individuata anche la falla per i Mac, sfruttata, ancora una volta, grazie a nuove tecniche di ingegneria sociale.
I software maligni in grado di irretire i Mac trascinandoli, all’insaputa dell’utente, nel controllo remoto dell’hacker sono stati riscontrati all’interno di apparenti software di videoscrittura e grafca. I codici illegali, veri e propri cavalli di troia presenti all’interno degli elaboratori Mac, si trovavano nascosti all’interno di copie pirata iWork e Adobe Photoshop Cs4, e si trattava di un gruppo di trojan chiamati OSX.Iservice.
La cosa che ingannava gli utenti, allentando le loro difese, era che le copie pirata funzionavano perfettamente, senza destare il sospetto che il pc (anzi, il Mac) delle vittime fosse in realtà in mano a reti di elaboratori comandabili a distanza dai malfattori.
Secondo le prime ricostruzioni, il codice maligno si sarebbe sparso solo all’interno di poche migliaia di macchine e sarebbe relativamente agevole da rimuovere.
Le potenzialità del trojan si manifestavano grazie al fatto che il malware richiedeva il rilascio della password di amministratore del sistema camuffandola all’interno del processo di installazione, riuscendo così a consegnare l’elaboratore nelle mani del creatore del codice maligno.
Fonte: Anti-Phishing Italia – www.anti-phishing.it














